Tra i villaggi più isolati del Piemonte, l’abitato di Campello Monti (chiamato “Kàmpel” nella lingua dei Walser, il “tittschu”) fa risalire le sue origini allo stanziamento in valle Strona di un gruppo di genti Walser che nel corso del XIV secolo si insediarono qui, provenienti dalla vicina Valsesia

Cenni storici
Campello, Kampel nella lingua Walser, è stato fondato dai rimellesi che hanno valicato la bocchetta “Schtroner vurcu” per portare il bestiame in nuovi alpeggi oltre il piccolo passo montano. Questi alpeggi passeranno poi da pascoli estivi a dimora stabile.
Il toponimo Kampel compare per la prima volta in un atto del 1432.
Il paese rimane legato alla colonia madre per molti anni sia giuridicamente che dal punto di vista religioso. Nota è l’usanza di portare i morti nel cimitero di Rimella, valicando la bocchetta, per seppellire i morti in quella che era la loro terra di origine.
Nel 1597 Campello viene staccato da Rimella e unito alla Parrocchia di Forno, con notevole disagio dei campellesi che non si intendevano con i nuovi vicini per lingua e tradizioni, riuscendo poi a erigersi a parrocchia autonoma nel 1749.
Nel 1815 viene nominato il primo sindaco e comincia così la vita comunale del paese, fino ad allora legata a Rimella.
La dicitura “Monti” è stata aggiunta ufficialmente al nome di Campello nel 1862.
Prima di allora il borgo si chiamava semplicemente “Campello”. La modifica fu introdotta l’anno successivo alla nascita del Regno d’Italia per risolvere problemi di omonimia e distinguerlo dal comune di Campello sul Clitunno, situato in Umbria. Inizialmente il nome assunse la forma di Campello ai Monti, per poi stabilizzarsi definitivamente in Campello Monti.
Il Comune autonomo di Campello Monti durò più di un secolo e finì con l’accorpamento al comune di Valstrona nel 1929.
Il villaggio, sebbene appartenga geograficamente alla Valstrona, per ragioni etniche è valsesiano. Lo si nota nell’architettura delle case, nella sua chiesa di stile tardo barocco valsesiano, nel costume femminile che, rifacendosi ai costumi valsesiani, è tra i più ricchi delle vallate piemontesi.
